|
IL PERCHE' di un PROGETTO
Gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto per Genitori con figlio disabile: momenti di incontro tra genitori, singoli o in coppia, per scambiarsi informazioni, per formulare richieste ma anche e soprattutto per raccontarsi le proprie esperienze di vita, per condividere momenti di debolezza, di rabbia e tappe di conquista.
E da questi racconti scoprire di poter contare su nuove forze: quelle degli altri ma anche quelle proprie rinnovate.
Il nostro Progetto è in qualche modo nato dall'incontro di due volontà:
· da una parte il desiderio dei genitori di ragazzi disabili che venisse dato più significato e attenzione alle loro esperienze ed esigenze in un contesto dove fossero protagonisti
· dall'altra il tentativo da parte di chi era preposto ad occuparsi della problematica handicap, come pubblico nel caso dell'ULSS o come privato sociale nel caso del Coordinamento Provinciale delle Associazioni Handicappati
(C.P.A.H.), di rispondere a queste esigenze emerse dalle famiglie permettendo loro, nel contempo, di soddisfare una voglia propria di investire in nuove iniziative.
Siamo dunque partiti nell'ottobre '96 in collaborazione come ULSS 9 e
C.P.A.H. con l'idea
di realizzare 2 finalità:
1. cercare un tempo e uno spazio di incontro e di comunicazione per i genitori di ragazzi disabili
2. Cercare di aumentare o innescare in qualche caso movimenti di solidarietà.
Le ragioni che giustificano il primo obiettivo possono in parte essere ricercate nel passato recente.
Fin dai primi anni ottanta il territorio trevigiano, attraverso i suoi soggetti, istituzionali e non, ha scelto di investire nel settore handicap andando a sperimentare percorsi d'inserimento scolastico, di formazione professionale, d'inserimento lavorativo, di lavoro guidato, aprendo strutture socio-educative, cooperative di varia natura e rivelandosi anche come terreno molto fertile all'associazionismo.
C'è stato molto da costruire in termini di strutture fisiche e di strumenti funzionali agli interventi e, per lo più, lo si è fatto cercando, anche con filosofie di supporto talvolta non sempre in sintonia, di avere presente come soggetto unico destinatario il disabile, ed anche il genitore concorreva a costruire la “risposta” per il proprio figlio relegato più facilmente ad un ruolo di strumento che di co-protagonista dell'intervento.
E' stato un percorso probabilmente obbligato: bisognava creare risorse, era necessario crearsi una conoscenza sul campo dell'handicap perché troppo poco sperimentate e condivise erano le nozioni teoriche, ci si trovava a fare i conti con “urgenze” sempre nuove. La riflessione a cui ha indotto la nuova “domanda di attenzione” da parte dei genitori ma probabilmente anche la consapevolezza che le attuali risposte, in termini di servizi, non possono riuscire a rispondere a quell'universo così variegato di esigenze in gran parte legate al mondo degli affetti e delle emozioni, ci ha portato a pensare di dare più luce alla figura dei genitori e più voce quindi alle loro parole.
La seconda finalità ispiratrice del Progetto, si è detto, è stata quella di creare
o amplificare la solidarietà:
1. tra gli stessi genitori partecipanti all'iniziativa come possibilità di scoprire meno “tristezza” nella propria situazione sentendo la “serenità” nel racconto di un altro, di provare che condividere un certo modo di risolvere un problema quotidiano dà la possibilità a qualcun altro di prendere un suggerimento, come possibilità infine di scambiarsi informazioni spicciole;
2. tra i partecipanti e quelli che potrebbero diventarlo come un'esperienza che si rende visibile e disponibile ad essere condivisa con altri imparando a rinnovarsi continuamente;
3. tra i partecipanti e i soggetti istituzionali, pubblici o privati come occasione per i primi di diventare interlocutori attivi aprendo nuove forme di collaborazione, come opportunità per i secondi di elevare i primi a dignità di “risorsa” per i loro interventi.
|