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ALCUNE RIFLESSIONI



Abbiamo scelto un tardo pomeriggio di dicembre per far incontrare i Gruppi, per valutare il grado di rispondenza in quanto messo in atto con i presupposti iniziali, sia quelli individuati da noi sia quelli sollecitati dalle famiglie. Lo scambio ha confermato ciò che si stava già delineando e stava emergendo negli incontri periodici di supervisione e soprattutto ciò che era stato comunicato all'inizio a coloro che avevano aderito all'iniziativa: “...il Progetto ha scritte poche linee guida, il vero contenuto 

sarà scritto all'interno dei gruppi...”. 

Oggi possiamo dire che ci troviamo con dei Gruppi simili ma anche profondamente diversi: simili nella scelta di alcuni temi di discussione (la fatica di crescere un figlio disabile, il tempo libero, il futuro dei figli, i sacrifici della coppia, gli altri figli...) ma diversi nel modo di viversi come gruppo. Alcuni con la voglia di frequentarsi in modo diverso, semplicemente come coppie e non come genitori di figli disabili, altri con la scoperta di poter parlare tra loro e di loro senza servirsi del figlio, altri invece ancora con l'immagine del proprio figlio costantemente in primo piano.
Qualcuno che dopo tanto “fare” (per se o per la propria associazione) si sta godendo una fase di riposo, di riflessione e che si autorizza a parlare anche di cose più “futili”. 

Qualcun altro invece che si sta interrogando se il suo destino come gruppo possa essere solo nella direzione di “creare qualcosa per”. 
Sono scattati meccanismi di concreto e immediatamente fruibile auto-aiuto almeno in due circostanze in due gruppi diversi: la morte di un coniuge e la malattia di un partecipante. In entrambi i casi i partecipanti, spontaneamente, hanno fatto sentire la loro presenza. 
Si sono sperimentati momenti di difficoltà dati dall'assenza di qualche partecipante o dall'entrata di qualche membro nuovo e questo a conferma che non è un'operazione facile e un atteggiamento così scontato quello dell'accoglienza. 

Cosa dire per noi operatori? Realisticamente con accenti diversi ma una funzione di risorsa questi gruppi la stanno svolgendo nei nostri confronti: danno l'opportunità di recuperare la capacità di “ascoltare” che, chi più chi meno, si rischia di perdere nel lavoro quotidiano, di riaffermare l'individualità e originalità di ogni soggetto, di leggere la “rabbia” come “un'emozione” e non sempre e solo come “un attacco al servizio”. 
E' un ulteriore occasione per tutti poi di misurare la capacità di saper lavorare in èquipe, capacità che deve continuamente rinnovarsi: e le difficoltà emergono perché non è facile essere ligi al compito assegnato, accettare le opinioni anche divergenti affidando loro una funzione di costruzione di idee comuni, trovare spunti metodologici funzionali all'acquisizione di risultati soddisfacenti, far convivere, senza neutralizzare l'effetto, stili di lavoro diversi. 
E' un bilancio positivo, ci sono motivi per proseguire ma c'è anche la consapevolezza che è un'esperienza che ha bisogno di energie, di attenzioni e riflessioni puntuali e non distratte.

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